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Navighiamo
nell’oceano di Internet, usiamo la rete per scambiarci e-mail,
scaricare musica e filmati, chattare, raccontarci nel nostro blog. Ma
non sappiamo quasi nulla di ciò che accade appena aldilà della presa
del telefono. Internet è la più grande macchina che l’uomo abbia mai
costruito, avvolge l’intero pianeta e connette mezzo miliardo di
computer. Eppure questa macchina gigantesca è di fatto invisibile: non
solo nel senso che si sottrae alla nostra percezione, ma anche nel senso
che ne ignoriamo il funzionamento.
Saliamo
in auto e il navigatore, captando segnali dei satelliti GPS in orbita a
22 mila chilometri dalla Terra, ci porta infallibilmente alla
destinazione prescelta. Ma non sappiamo come. Con una levetta mettiamo
in posizione lo specchietto retrovisore: e ignoriamo che a farlo muovere
è un materiale a memoria di forma, non più un motorino elettrico. Così
come negli stop non sono più lampadine ad accendersi ma Led: diodi a
emissione luminosa. Parliamo al telefonino, e non sappiamo che la nostra
voce si trasforma in cifre binarie, 8.000 al secondo: il passaggio
dall’analogico al digitale è la vera rivoluzione del nostro tempo,
quella che rende globali la comunicazione e la cultura, ma è una
rivoluzione invisibile.
Tornati a
casa, ci sediamo in poltrona e un telecomando a infrarossi pilota il
televisore, un laser ci fa ascoltare la musica di un Cd o ci fa vedere
un film su Dvd, un forno a microonde scalda la cena, decine di motori
elettrici fanno funzionare frigorifero, lavatrice, lavapiatti,
aspirapolvere: è come se trenta schiavi lavorassero per noi, a tanto
corrispondono i 3 kilowatt che l’azienda elettrica mette a nostra
disposizione.
“Experimenta
06” vuole rendere visibili le tecnologie che accompagnano la nostra
vita quotidiana nelle telecomunicazioni, in casa, nei trasporti, nella
sanità. In più, ci svela le tecnologie del futuro: dall’auto
all’idrogeno alle etichette intelligenti alle applicazioni
dell’astronautica. E ci fa capire che tutte insieme queste tecnologie
formano un sistema complesso, collegando utenti, ambiente, strutture
sociali. Così useremo le macchine – rese finalmente visibili – in
modo consapevole. Altrimenti saranno le macchine a usare noi. |